Generazione sacrificabile: se i banchi di scuola valgono meno dei carri armati

Il vicolo cieco di una generazione: se la politica si barrica contro il futuro della scuola

IL COMMENTO – C’è un filo rosso, invisibile ma d’acciaio, che in questo autunno del 2026 unisce i licei di Parigi a quelli di Roma, Torino e Marsiglia. È la rabbia di una generazione che si sente tradita, una gioventù che ha deciso di occupare le scuole non per distruggerle, ma per salvarle.
Eppure, davanti a aule sovraffollate che cadono a pezzi, alla cronica assenza di professori e a un carovita che rende persino i libri di testo un lusso per pochi, la risposta della politica europea è stata desolante: da un lato il cinismo dei bilanci, dall’altro il megafono della propaganda.
Nelle piazze si grida un’ovvietà che dovrebbe far tremare i palazzi del potere: “Più soldi alla scuola, meno alle armi”.
È una priorità morale, prima che economica. Ma la politica strutturalmente miope dei nostri governi ha preferito trasformare una legittima richiesta di dignità in un perfetto campo di battaglia ideologico.
In Francia, con lo spettro delle elezioni presidenziali alle porte, il dramma dei liceali è stato immediatamente cannibalizzato. La sinistra radicale applaude allo scontro pur di raccogliere voti di protesta, mentre la destra agita lo spauracchio del vandalismo per invocare il pugno di ferro, ignorando deliberatamente il merito della discussione.
In Italia la melodia non cambia: le occupazioni e i cortei contro un “Decreto Scuola” dai tratti ideologici e discriminatori vengono liquidati come “folclore della sinistra” o semplici scuse per non studiare. È il solito, pigro riflesso di chi preferisce criminalizzare il dissenso giovanile piuttosto che guardarsi allo specchio.
La verità è che dietro i fumi dei lacrimogeni e le dichiarazioni di facciata si nasconde un enorme vuoto di futuro. Le soluzioni messe sul tavolo dai ministeri sono poco più che anestetici: piattaforme online per le segnalazioni, promesse di piccoli bonus per i manuali, “tavoli di dialogo” che servono solo a prendere tempo.

Nessuno, a Parigi come a Roma, ha il coraggio politico di scardinare i dogmi dell’austerità sul 2027 per investire davvero nell’istruzione.

Trattare i ragazzi che chiedono una scuola sicura e inclusiva come un problema di ordine pubblico o come pedine elettorali è l’errore più grave che l’Europa possa commettere. Perché quando un continente decide di risparmiare sui propri studenti per finanziare la difesa, significa che ha già rinunciato a difendere il proprio domani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
il Romeno
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.