Bucarest, “Le Petit Paris”

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La prima menzione nella storia della città appare nel 1459. La leggenda narra che la città fu fondata da un pastore di nome Bucur nel suo cammino di transumanza dai Carpazi al Mar Nero.

Più tardi la città, e in particolare il centro di Bucarest, divenne un luogo dedicato ai mercanti di tutte le nazionalità che soggiornavano nei luoghi, diventati simboli della vecchia città, come Hanul lui Manuc o Hanul cu Tei, delle locande tuttora esistenti e ben conservate nella zona di Lipscani, il vero centro storico di Bucarest. Hanul lui Manuc è l’unico che tuttora funziona come albergo.

Nel 1862, Bucarest divenne la capitale dei Principati Uniti e da allora ha subito cambiamenti continui, diventando il centro della scena artistica e culturale romena. L’architettura elegante e l’atmosfera urbana le portarono, durante la Belle Époque, il soprannome di “Piccola Parigi”.

L’importazione di una realtà europea cominciò già nel 1806-1812 quando gli ufficiali dell’esercito russo portarono molte delle loro abitudini, (specialmente dopo il 1830), quando Bucarest e Valacchia furono per qualche tempo sotto l’amministrazione russa.

Va sottolineato che la maggioranza degli ufficiali e sottufficiali dello Zar aveva un’origine centro-europea e scandinava, ma tra loro anche molti francesi. I nobili russi, che parlavano fluentemente francese e tedesco, hanno dominato la vita politica, sociale e culturale di Bucarest, portando un cambiamento di stile di vita, abbigliamento e comportamento dell’alta società moldavo-valacca fino al 1850.

I modelli di vita europei sono arrivati anche dai giovani intellettuali romeni, che tornavano da un periodo di studi passato a Parigi, Vienna o Berlino, nonché da immigrati dell’Europa centrale e occidentale venuti a Bucarest nel diciannovesimo secolo. Questi ultimi erano rappresentanti di una vasta gamma di mestieri, dai servi agli uomini d’affari prosperi o diplomatici. Molti intellettuali francesi diedero un tono culturale molto dinamico alla società di Bucarest come Frederic Damme o Ulysse de Marsillac.

Un cambiamento che esiste ancora oggi

La città inizia a cambiare nei minimi dettagli. Abbigliamento, gestualità, accessori e gusti quotidiani diventano come quelli di Parigi. La lingua francese era spesso parlata per le strade della capitale romena, anche dalla classe media.

La lingua francese debutta sul palcoscenico della capitale come lingua da salone, per poi diventare la lingua ufficiale dell’alta borghesia.  Il romeno non era più ammesso nelle cerchie di alto livello sociale, perché considerato come una la lingua della gente comune. Questa situazione, però, cambiò dopo gli anni 1870, quando la principessa rumena Elisabetta di Wied, la regina consorte di Carol I, indossò abiti durante i balli tradizionali romeni, e molte donne dell’alta società ne seguirono l’esempio.

Questo spettacolare cambio d’immagine di Bucarest ha portato la capitale romena al nome di “Piccola Parigi”. Per la maggior parte dei commercianti e liberi professionisti nei Balcani, Parigi era troppo lontana e troppo costosa, e quindi a Bucarest scoprirono la Parigi che stavano cercando.

La Piccola Parigi ha vissuto la sua gloria e ha offerto la consistenza di quell’epoca, e l’immagine che ha acquisito è ancora presente nel centro storico, e non solo, della città attraverso case, negozi, palazzi, edifici pubblici progettati da architetti francesi come Galleron o Cassien-Bernard. Michel Sanjouand fu addirittura nominato, nel 1835, capo architetto di Bucarest. Nel quartiere di Cotroceni, le splendide case rivestite di avorio testimoniano l’età d’oro dell’architettura francese in Romania e offrono ai passanti un viaggio indietro nel tempo.


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Alina Monica Turlea

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