L’integrazione ci riguarda da vicino

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Viaggiavo alcuni anni fa su un ICE con dei colleghi tedeschi nelle regioni dell’Est della Germania. Ad un tratto un caseggiato fatiscente, semidistrutto. Il collega, tedesco dell’Ovest mi guarda contrariato e mi dice “Schau mal, guarda un po’, che è questo…” Parlavo una volta con un tedesco del’Est. Si lamentava che l’unificazione aveva portato sì dei vantaggi, ma in fondo si stava meglio prima.

Un giorno, entrando in un centro commerciale una ragazza mi chiese se volevo aderire ad una campagna di beneficenza per la ricerca in medicina. Le chiedo: “Cosa fai nella vita?”; mi risponde: “Studio all’Università Lingue, Italiano e Romeno”. “Romeno?” le chiedo meravigliato. “Sì, per fare una cosa nuova” mi risponde con un sorriso beffardo. Arriva intanto mia moglie col bambino che erano andati a prendere il carrello. Entrando nel supermercato, le racconto la storia, e lei, che ha l’occhio più lungo del mio, mi risponde: “Quella ragazza è romena, l’ho capito dal nome scritto sulla targhetta”.

Viaggiando per lavoro ho percepito malumori, tra belgi francesi e fiamminghi, tra spagnoli e catalani, proprio l’Europa Premio Nobel per la Pace 2012!

C’è in genere una certa diffidenza se si parla dei romeni in Italia, ma se ad un amico italiano chiedo se conosce qualche romeno, lui mi dice: “Sì, c’è un conoscente, che mi ha aiutato con il trasloco, c’è un corriere mio amico che mi chiama sul cellulare prima di rimandare indietro un pacco, c’è la signora che accudisce mia madre e che ci aiuta in famiglia, poi c’è un collega in ufficio, ma lui è pienamente integrato”.

Cosa significa tutto ciò? Quanto siamo disposti a rinunciare ai nostri preconcetti e alle nostre paure per accogliere il vicino, per guardare il mondo con una visione più ampia, per superare i nostri limiti ed aprirci all’integrazione? Tra di noi, veramente c’è chi è superiore e chi è inferiore? E chi sta sopra ha il diritto di offendere e chi sta sotto ha il diritto di lagnarsi?

Francamente, vorrei vivere in un mondo senza queste frontiere, che sono soltanto mentali. Ho amici in tutta Europa, di molte nazionalità; questo mi rende ricco e mi ha permesso di conoscere culture e costumi differenti. Penso anzi che proprio la ricchezza di culture potrebbe dare all’Europa una carta in più. Se solo superassimo i nostri limiti…


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Giorgio Modesti

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